• Erica Stoppa

Rallenta, sei nel Santuario dei Cetacei

Balenottere, capodogli e delfini sono solo alcune delle oltre 8.500 specie animali presenti nel Santuario dei Cetacei – Pelagos, l’area marina protetta che si estende per circa 87.500 chilometri quadrati tra Italia, Francia e Principato di Monaco.


Istituito nel febbraio 2002, in base all’Accordo del 25 novembre 1999 tra i tre Paesi coinvolti, il Santuario Pelagos ha l'obiettivo di salvaguardare le tantissime specie individuabili in questa zona, le quali rappresentano tra il 4% ed il 18% di quelle esistenti a livello mondiale - un dato quasi incredibile considerando le dimensioni relativamente piccole del Mar Mediterraneo. Fra queste, particolare attenzione è data ai mammiferi marini e alla preservazione del loro habitat da tutti gli eventuali disturbi causati direttamente e indirettamente dall’uomo: inquinamento, cattura, rumore, ferite accidentali e molto altro.


Le attività umane con maggiore impatto sono la pesca ed il traffico navale, che influenzano la vita sia dei cetacei di minori dimensioni, come stenelle striate e tursiopi, sia di quelli più grandi, come globicefali e capodogli.


La decisione di creare il Santuario dei mammiferi marini nel Mediterraneo avvenne soprattutto in seguito al verificarsi di numerose collisioni tra questi animali con imbarcazioni, ed uno dei punti fondamentali dell’accordo riguarda pertanto l’applicazione di un codice comportamentale da rispettare all’interno dell’area. Si tratta di norme che mirano a conciliare lo sviluppo delle attività socio-economiche con la protezione degli animali e che non vietano di osservare i cetacei, bensì consentono di farlo osservando qualche semplice attenzione: mettere il motore al minimo, affiancarsi ad essi mantenendo una certa distanza e mai star loro davanti o dietro lungo tragitto, in quanto potrebbe disorientarli. Queste restrizioni, inoltre, non valgono soltanto per turisti e pescatori, ma anche per imbarcazioni di whalewatching ed associazioni che monitorano costantemente le popolazioni di mammiferi marini qui presenti.


La particolarità delle osservazioni a fini scientifici, infatti, sta nel non avere un contatto diretto con gli animali per attaccare loro strumenti di localizzazione, come avviene in molte altre parti del mondo, bensì avvicinarsi per “catturarli” solo all’interno di fotografie.


Concentrandosi sui graffi causati dall’interazione con altri esemplari e sulle parti mancanti della pinna dorsale a causa di collisioni con le eliche di navi e barche, gli studiosi riescono così a salvaguardare le popolazioni di cetacei all’interno del Santuario Pelagos, evitando a questi animali ulteriori danni rispetto a quelli che il disturbo determinato dall’uomo già non provochi.


Foto: Santuario Pelagos