• Giulia Falzone

Acqua, risorsa "stressata" a cui è legato il 74% dei disastri naturali

Il 74% dei disastri naturali verificatisi nel mondo negli ultimi vent’anni è collegato all’acqua, risorsa scarsa e strategica che a livello globale è sottoposta a uno stress senza precedenti.


Solo in Europa si sono registrati, nell’ultimo ventennio, 655 disastri naturali legati all’acqua, che hanno coinvolto 9,3 milioni di persone e causato 2.910 decessi e 121,5 miliardi di euro di danni. La causa di tale stress? Tra i fattori principali troviamo i cambiamenti climatici.


Come è messa l’Italia?

Nel nostro Paese assistiamo a un paradosso: da un lato la mancanza d’acqua, con il 21% del territorio italiano a rischio desertificazione e periodi di siccità sempre più frequenti; dall’altro abbiamo un rischio crescente di emergenza idrogeologica causata dal maltempo, con eventi meteorologici estremi che negli ultimi vent’anni sono aumentati a un tasso medio del 25%. Le piogge, infatti, sono meno frequenti ma sempre più intense. L’estate scorsa abbiamo dovuto fare i conti con una media giornaliera di 7 eventi estremi legati all’acqua - tra ondate di calore, nubifragi e grandinate - e tra gennaio e ottobre 2020 si sono registrati 86 casi di allagamento da piogge intense, 15 esondazioni fluviali, 13 casi di danni a infrastrutture critiche e 9 frane da piogge intense.


Se andiamo a vedere il cosiddetto indice di vulnerabilità climatica, che evidenzia il rischio di esposizione agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e la capacità di adattarvisi, l’Italia è tristemente agli ultimi posti. Per un Paese essere climaticamente vulnerabile comporta minor sicurezza ambientale, con gravi impatti economici, oltre che sulla salute generale dell’ecosistema. Tanto per dare un’idea, tra il 2013 e il 2019, per far fronte ai danni derivanti da calamità naturali le Regioni hanno richiesto allo Stato italiano circa 11,4 miliardi di euro e hanno ricevuto l’8% di tale importo.


L’Italia è in fondo alla classifica europea anche per investimenti nel settore idrico, con 40 euro per abitante all’anno, contro i 100 della media europea.


Veniamo alle buone notizie. La buona qualità della nostra acqua, ad esempio, che proviene per la maggior parte da fonti sotterranee e richiede quindi minori processi di trattamento rispetto ad altri Paesi europei. Abbiamo anche competenze all’avanguardia che ci fanno posizionare al 5° posto in Europa per richieste di brevetto per tecnologie applicate ai sistemi di filtraggio, smaltimento e purificazione delle acque.


Se consideriamo che la gestione dell’acqua incide sulla possibilità di raggiungere gran parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile – si stima che impatti su 10 dei 17 Obiettivi e su 53 dei 169 target dell’Agenda 2030 – appare abbastanza evidente come l’acqua sia una risorsa chiave per la salute del nostro pianeta e della nostre economie. Il rilancio sostenibile del nostro Paese non può che passare dallo sviluppo della filiera dell'acqua e dalla sua gestione efficiente e sostenibile, ricordando che, come ogni risorsa naturale, non è un’eredità lasciataci dai nostri padri ma un prestito dai nostri figli e a loro va riconsegnata almeno come l’abbiamo ricevuta.