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Emissioni CO2, ai Tropici crescono di più

Aggiornato il: lug 8

Pubblicato lo Stato dei Tropici 2020. Migliorano aspettativa di vita e accesso all’istruzione, ma peggiorano i dati su denutrizione ed emissioni CO2.


Il rapporto 2020 è stato pubblicato il 29 giugno, in occasione della Giornata Internazionale dei Tropici, introdotta dalle Nazioni Unite nel 2016 per portare l’attenzione sulle sfide che i Paesi dell’area tropicale si trovano ad affrontare, tra cui cambiamento climatico e demografico, deforestazione, diboscamento, urbanizzazione, povertà e perdita di biodiversità.

Il ruolo di questi Paesi nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è fondamentale, considerando che i Tropici – l’area compresa tra il Tropico del Cancro, nell’emisfero boreale, e il Tropico del Capricorno, nell’emisfero australe - entro il 2050 ospiteranno la maggior parte della popolazione mondiale e due terzi dei bambini.

I dati presentati dallo State of the Tropics Leadership Group sono stati raccolti prima della pandemia, per cui potranno essere usati in futuro anche come punto di riferimento per analizzare l’impatto del Covid-19 sui Paesi tropicali.


Cosa dice lo Stato dei Tropici 2020?


Confrontando i risultati di quest’anno con quelli registrati nel precedente rapporto del 2014, troviamo segnali incoraggianti, come ad esempio l’allungamento della prospettiva di vita, un numero più alto di persone uscite dalla condizione di povertà estrema e sempre più bambini che riescono ad andare a scuola.

Purtroppo, i progressi non sono stati uniformi e ci sono alcune tendenze su cui serve riflettere e agire. La denutrizione è aumentata per la prima volta dall’inizio del secolo e persistono situazioni di estrema indigenza.


Sul fronte ambientale vediamo che nei Paesi tropicali le emissioni di anidride carbonica continuano a salire. Non solo. Lo fanno a un ritmo più sostenuto di quello registrato nel resto del mondo. Va detto anche che complessivamente questi Paesi non sono tra i principali responsabili mondiali delle emissioni (contribuiscono per circa il 20%), sia considerando il valore totale sia il dato procapite. Altra considerazione da fare è che il tasso di crescita varia molto da una regione all’altra e la rapida espansione economica dei Paesi dell’Asia meridionale e del Sud Est Asiatico ha avuto un ruolo decisivo nell’aumento delle emissioni.


Nell’area tropicale si concentra l’80% della biodiversità mondiale, ma anche la perdita di questa straordinaria biodiversità è alta – più che altrove – e la proporzione di mammiferi e uccelli a rischio estinzione è aumentata. La superficie forestale continua a ridursi, anche se inizia a farlo più lentamente rispetto al passato.


Cosa è lo  “State of the Tropics leadership group”


Nel 2011 un gruppo di università e istituti di ricerca si è riunito attorno a una semplice domanda: la vita ai Tropici sta migliorando? Da allora queste istituzioni collaborano per studiare l’area tropicale monitorando un’ampia serie di indicatori ambientali, sociali ed economici. Il primo report è stato pubblicato nel 2014 ed evidenziava importanti progressi fatti dai Paesi dell’area tropicale, in particolare nei primi anni del 21° secolo.


Qualche altra curiosità sui Tropici:

  • quasi metà della popolazione mondiale vive nei Paesi tropicali (3.3. miliardi)

  • 82% delle lingue parlate nel mondo si concentra qui

  • 85% delle persone più povere nel mondo vive in quest'area 

  • 80% della biodiversità mondiale è tropicale

  • 54% delle risorse idriche rinnovabili mondiali si trova qui

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