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Cibo, quanto ne sprechiamo ogni anno?

In vista dell’8° Giornata nazionale contro lo spreco alimentare (5 febbraio), proviamo a fare il punto sui nostri consumi e sui rifiuti che generiamo ogni anno.


Secondo il Food Sustainability Index, l’indice realizzato da Fondazione Barilla in collaborazione con The Economist Intelligence Unit, noi italiani produciamo ogni anno circa 65 kg pro capite di scarti alimentari. Uno spreco che ci costa 10 miliardi l’anno, che per una famiglia corrispondono a circa 260 euro. Siamo quindi ancora sopra la media europea di 58 kg pro capite, ma rispetto all’anno scorso il gap si è ridotto.


Lo studio ha registrato alcuni passi avanti incoraggianti compiuti dal nostro Paese, dove è in crescita la consapevolezza dell’impatto dello spreco alimentare sulla salute dell’ambiente e dell’uomo. Sembra inoltre che il lockdown abbia stimolato la diffusione di alcune buone abitudini nella gestione del cibo a livello domestico che aiutano a prevenire gli scarti. Pratiche come la pianificazione dei pasti, la lista della spesa prima di andare al supermercato e il recupero degli avanzi hanno, infatti, registrato un impulso proprio nel periodo di restrizioni legate alla pandemia.


Combattere lo spreco ha benefici in termini ambientali ma, come si accennava all’inizio, anche economici. In Europa più del 20% del cibo prodotto ogni anno viene sprecato - circa 88 milioni di tonnellate – con una perdita economica di 143 miliardi e un costo ambientale in termini di emissioni di gas serra (6% delle emissioni totali in UE). Sprechiamo principalmente verdura, frutta e cereali. Il Belgio è il Paese più “sprecone” con 87 kg pro capite di rifiuti alimentari generati ogni anno; il più virtuoso è Cipro con 36 kg per ogni abitante.


La lotta allo spreco alimentare svolge un ruolo importante nel raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dall’Agenda2030 delle Nazioni Unite e in questo senso sarà un'occasione da non perdere il Food Systems Summit delle Nazioni Unite, in programma in autunno, per alzare il livello di attenzione e agire in direzione di sistemi alimentari più sani, equi e sostenibili.