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Green conviene: con -55%emissioni, +3% occupazione

L’Italia può ridurre le emissioni e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, aumentando allo stesso tempo l’occupazione e la ricchezza prodotta?


Lo studio “Il Green Deal conviene. Benefici per economia e lavoro in Italia al 2030”, coordinato da Italian Climate Network e realizzato dall’associazione Economia e Sostenibilità – Està, ha analizzato le condizioni perché si possano realizzare contemporaneamente questi obiettivi.


Dal 1990 al 2018 l’Italia è stata in grado di migliorare le prestazioni delle sue industrie in termini di CO2, riducendo le emissioni del 40%. Il report individua i problemi principali oggi nei settori in cui si investe ancora troppo poco in innovazione tecnologica (trasporti, magazzinaggio, energia) e nella scarsa efficienza energetica degli edifici; sono dunque questi gli ambiti, secondo la ricerca, in cui intervenire in via prioritaria.


Nell’ambito dell'analisi sono state quindi calcolate opportunità, ricadute occupazionali e incremento di ricchezza che si produrrebbero se, nei settori trasporti, edifici e energia si realizzassero investimenti e policy coerenti con l’obiettivo finale della neutralità climatica dell’Italia al 2050 e con i relativi target intermedi al 2030.


I risultati indicano che investimenti in tecnologia verde, rispetto a investimenti no green, produrrebbero per ogni miliardo di euro investito per 10 anni un’occupazione aggiuntiva del 3% all’anno e un maggior incremento del PIL dello 0,6% su base annua.


Ai benefici economico-sociali si aggiungerebbero ovviamente importanti effetti positivi per l’ambiente: minor inquinamento dell’aria per la riduzione dei consumi di combustibili fossili, maggior salute dei suoli e delle foreste.


Lo studio evidenzia inoltre l’importanza del contenuto in termini di innovazione tecnologica degli investimenti: 7 miliardi annui di investimenti aggiuntivi in tecnologia green avanzata, infatti, rispetto agli 7 miliardi in tecnologia a basso contenuto innovativo, produrrebbero in Italia al 2030 circa 700 milioni di ore lavorate in più e circa 70 miliardi di PIL aggiuntivi (4,11%).


Perché l’Italia possa raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica al 2050 gli investimenti del periodo 2021-2030 dovrebbero passare, secondo i ricercatori, dai 1000 miliardi previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia Clima (approvato nel 2019) a 1780 miliardi, proiettando l’attuale pianificazione verso una riduzione delle emissioni del 55% come indicato dalle nuove politiche europee.


Nello specifico, per i trasporti occorrerebbe raggiungere entro il 2030 un tasso di elettrificazione dei veicoli su strada pari ad almeno il 30%, il che richiederebbe 35 miliardi in più, rispetto a quanto già previsto. Per gli edifici, che contribuiscono alle emissioni di CO2 italiane per il 24%, servirebbe un investimento annuale per i settori residenziale e commerciale-pubblico pari a 20,7 miliardi di euro (2,5 volte quanto indicato attualmente nel PNIEC). Entro il 2030 inoltre le fonti di energia rinnovabili dovrebbero arrivare a coprire il 43% del fabbisogno (anziché il 30% fissato nel PNIEC). In aggiunta a questi investimenti è inoltre necessario potenziare la capacità di assorbimento del carbonio dei terreni agricoli, con tecniche di agricoltura conservativa, e delle foreste, con un migliore gestione del legname.

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