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Sostenibilità, i manager europei quanto ne sanno?

L’indagine “Sustainable Leadership in Europe”, pubblicata a luglio 2020, ha misurato la preparazione dei dirigenti europei in materia di sostenibilità, per individuare lacune e aree di miglioramento su cui impostare un programma di formazione adeguato.


L’analisi, condotta questa primavera dal prof. Alberto Pastore dell’Università La Sapienza di Roma, insieme alla prof.ssa Annalisa Massacesi e al loro team di ricerca, ha coinvolto tramite questionario 1529 manager equamente distribuiti in sei Paesi europei: Italia, Danimarca, Francia, Germania, Polonia e Spagna.


Lo studio è stato commissionato dalla CEC European Managers, organizzazione che, attraverso associazioni nazionali e di settore, rappresenta circa un milione di manager europei e che è una delle sei Parti sociali europee riconosciute dalla Commissione Europea.


In linea generale, possiamo dire che emerge una diffusa consapevolezza circa la necessità di adottare un modello socio-economico diverso rispetto all’attuale, ma c’è ancora molto da fare per passare da una leadership tradizionale ad una che sia in grado di influenzare e gestire processi di trasformazione orientati alla sostenibilità. I risultati evidenziano diverse lacune nelle conoscenze di base, in particolare con riferimento al quadro normativo e istituzionale e alla misurazione e rendicontazione degli impatti.


Non si riscontrano scostamenti significativi da un Paese all’altro, per cui secondo lo studio è ipotizzabile realizzare su scala europea programmi che favoriscano lo sviluppo delle competenze e conoscenze necessarie alla transizione verso un’economia più sostenibile.


Vediamo alcuni dei dati risultanti dal rapporto, al quale si rimanda per un’analisi completa e dettagliata.


Sia nella sfera personale sia in quella professionale i manager europei attribuiscono grande importanza alla sostenibilità: per il 58,8% è molto o estremamente importante. La familiarità con i concetti chiave ad essa collegati non è però omogenea. L’analisi raggruppa, infatti, le conoscenze in quattro macro-aree o “cluster”. La prima, relativa a “Cambiamenti climatici, impatti ambientali, green economy e impatti sociali” è quella che ottiene i risultati migliori ed è l’unica che presenta un buon livello di familiarità. Per quanto riguarda le conoscenze in ambito di “Modelli di business sostenibile ed economia circolare” il rapporto evidenzia un livello accettabile. Bassa o assente invece la familiarità con “Approvvigionamenti sostenibili, impatto su stakeholder, identificazione e gestione di rischi e opportunità connessi”. Il quarto cluster, che fa riferimento all'analisi di materialità, mostra i risultati peggiori.


Tra il 18% al 38% dei manager intervistati non ha familiarità con le principali normative e linee guida internazionali. In questo ambito i temi più conosciuti sono l’Accordo di Parigi e i marchi di sostenibilità (come ad esempio Ecolabel). Scarsa invece la familiarità con Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, Green Deal europeo e Global Compact. Lacune significative anche in ambito di misurazione e rendicontazione: ad esempio, solo un manager su tre sa se l’organizzazione di cui fa parte pubblica anche rapporti con informazioni di carattere non finanziario (bilancio sociale o di sostenibilità).

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