• Erica Stoppa

Dallo Sri Lanka al Messico, i disastri da combustibili fossili

Un violento incendio, durato più di dodici giorni, si è sviluppato sulla nave cargo X-Press, mentre stava trasportando dall’India allo Sri Lanka tonnellate di materiale chimico, tra cui acido nitrico, prodotti cosmetici e nafta – uno dei carburanti più inquinanti che esistano.


Il primo allarme è arrivato il 20 maggio scorso in seguito alla dispersione di milioni di particelle di plastica in mare, derivanti dagli imballaggi a bordo. Si temono danni irreversibili all’ambiente. Questi materiali non biodegradabili, infatti, hanno invaso le coste e hanno già provocato la morte di diversi animali marini, fra cui pesci, tartarughe e uccelli.


Da subito il governo dello Sri Lanka ha indetto il divieto di pesca su un tratto di costa lungo 80 km, richiedendo l’aiuto delle autorità indiane, le quali hanno inviato tre navi per la valutazione dell’inquinamento causato dal naufragio della nave e per contenere un’eventuale perdita di carburante. Il successivo affondamento della nave il 2 giugno ha destato non poca preoccupazione per il pericolo di sversamento di petrolio in mare.


Lo Sri Lanka era stato protagonista anche di un altro tragico episodio: la dispersione di venticinque tonnellate di greggio in mare, a causa di una perdita in un gasdotto offshore. Fatto che richiama l'evento del 3 luglio nel Golfo del Messico, ad ovest dello Yucatan: la rottura di un gasdotto sottomarino al largo che ha innescato un incendio durato oltre cinque ore. Le immagini delle fiamme propagatesi in forma circolare hanno subito fatto il giro del mondo con l’appellativo di “occhio di fuoco”, apparendo quasi come la scena di un film. Si tratta della piattaforma di maggiori dimensioni appartenente alla compagnia Pemex–Petroleos Mexicanos, da cui viene estratto circa il 40% degli 1.7 milioni di greggio prodotti giornalmente dalla compagnia. Nonostante non sia stata rilasciata una stima ufficiale dei danni ambientali, non è difficile intuire come tale incendio abbia provocato un grave squilibrio ecosistemico dell'area. Si dovrebbero quindi rivalutare gli obiettivi annunciati nel 2019 dal governo messicano relativi all’utilizzo di gasdotti offshore, tenendo conto della lunga lista di incidenti registrati sotto la gestione della Pemex. Dato che le condizioni socio-economiche del Paese rendono al momento complessa la transizione a fonti di energia sostenibile, potrebbero essere prese in considerazione, ad esempio, soluzioni per il corretto smaltimento dei combustibili in caso di sversamenti indesiderati, quale il batterio “mangiapetrolio” Bermanella macondoprimitus.